25 aprile, due sentimenti in un giorno solo

Quando arriva questo tempo sono combattuto, tanto. Da un lato esiste la mia festa pubblica, il giorno della libertà, dall’altro è il giorno in cui ho perduto mio padre. Due sentimenti in un giorno solo. La felicità pubblica l’ho condivisa per anni, proprio con mio padre, comunista. Il dolore privato è solo mio e quel solo spiega la condizione. Il 25 aprile prendo il garofano rosso e lo mostro all’avvenire per aver battuto l’infamia del passato. Il 25 aprile doveva iniziare a spirare il vento del nord di Pietro Nenni e via, via, tuta questa mediocrità ipocrita clericale, padronale, di una borghesia piccola piccola. L’ho sperato insieme a milioni, il tempo è passato ed è rimasta bonaccia, anche noi ci siamo fatti uomini con i panciotti, grassi e inutili. Non è venuto dal nord il vento, non è sorto il sol dell’avvenire. E se, per tanto tempo, l’ho aspettato con papà, ora, e non da poco, sono rimasto qui solo a piangere lui e forse le mediocrità presenti. Mischio perché sono umano e i sentimenti convivono contraddicendosi in un’anima sola, la mia, come per ciascuno. Papà se ne andò chiedendomi: “Lì, va a tolle i decespugliatore ca puliscemo sta fossella”. “Papà ma stai all’ospedale”. Rise, mi sorrise, per me fu come essere tagliato in due, lui così forte ora così, e voleva lavorare con me. In vita aveva tanti amici, era anche bullo di paese, ma alla fine, io e lui e quell’erba maledetta d’aprile che ti cresce solo se la guardi, gramigna. Gramigna fascista avrebbe detto lui. Non siamo uomini di pace, che sia chiaro, la pace ingiusta è ignobile, non siamo uomini da altra guancia ma di muso duro. Oggi come ogni anno sarà così, da un lato lo rispetterò libero, dall’altro piangerò la schiavitù della mancanza. La vita non è mai diritto o rovescia, è come viene. Penso sempre che avrei tanto da dirti, ma non posso, però, papà, bandiera rossa te la canto tutta e anche se non sarà ma ogni mattina, ovunque sono, apro la finestra e guardo il sole che sorge, quello dell’avvenire e sono felice per quella Fede che mi hai dato al cuore, e sono felice che non mi hai fatto vile. Quando i fascisti chiesero a mio nonno Lidano, tuo padre, di farsi la tessera del partito che non era il suo, lui rispose: i campo de lo me. Ciao, Papà e questo giorno di libertà da un poco è anche un poco triste