25 aprile e i “socialisti”, la bizzarria degli incontri e 10 sono tanti

Questa è la storia di una giornata in cui è difficile separare nostalgia, amicizia, ricordi che si fanno sbiaditi.

E’ il 25 aprile, alla tv danno l’annuncio dello sciopero generale di Sandro Pertini, socialista, dico “però”, però che bellezza queste mille voci diverse “annunciate” da quella voce unica di un socialista. Mando gli auguri di “buona libertà” con un garofano rosso. Mi risponde con il pugno chiuso quel mescevico di Massimo Passamonti che mi manda il saluto del compagno Luigi Marini di Roma, l’inno delle brigate partigiane. Dico, siamo tre “reduci”, tre reduci di una possibilità della Resistenza. Mi manda i saluti una giovane donna lepina con il garofano rosso e un manifesto del 25 aprile del 1974, quando era il Portogallo a tornare libero e mi testimonia la storia socialista del padre perseguitato dai fascisti. E siamo tre, con me quattro. Mi viene in mente la canzone di Domenico Modugno, tre somari e tre briganti. Poi mi salutano da lontano dal sud, una amica di rivolte antiche, con l’affetto della libertà, dicendomi “saluti socialisti”. Mi gonfio un poco il petto, ho superato la tragedia di sentirmi solo. Siamo sei e mi pare che questa idea non sia poi cosi bislacca. Ed ora che ricordo che solo due giorni fa ricevo un “riconoscimento”, è una ragazza (capirete perchè ragazza) che mi dice “ti ricordo quando stavamo in Fgsi…”. E ricorda perchè era diverso essere socialisti.

Ho appuntamento a Sezze, mi dicono “cerimonia laica per 25 aprile”, mi invita Franco Abbenda. Vado, per il piacere della giornata dolce, per dare testimonianza. Ci conosciamo tutti o quasi da queste parti, ci sono cattolici, comunisti, libertari, democratici ma… Lidano Caldarozzi mi accoglie con la sua sottile ironia: “Vechi ci sta puro La Bionda, mo sete doa”. Lo vedo Enzo La Bionda, al secolo Enzo Ricci, e lo raggiungo, ci abbracciamo “ohi, la Jattù su venuto puro tu”. “E si, m’hao n’vitato e dapo mica te poteva lassa sulo, almeno potemo dice ca i socialischi puro oi ci steveno”. Ride, e si tradisce con una punta di orgoglio “i rivenemo”. Non lo so se torneremo, so che mi ha fatto piacere rincontrarlo, mi hanno fatto piacere avere questi saluti. Poi vado via con Enzo Eramo, che da comunista, continua a dirmi: e smichila ca su accomme a nu tu. A dimenticavo c’è pure Picchiozzo, Salvatore La Penna, che sta nel Pd ma al mio “o eravamo due socialisti”, dice “e a mi non me micchi”.

Lo so che c’è tanta nostalgia, ma quel filo rosso di giustizia, del vento del nord, mica è morto, certo male campa, certo in pochi lo sentono, meno lo capiscono. Ma, mi arriva pure il saluto di Domenico Guidi, sindaco di Bassiano, quasi quasi battezziamo un asino…. a no per quello ci vogliono tre Lidano, ma testimoniamo che un’altra strada era possibile, quella del vento del nord e la Resistenza non è finita. E al bar che tiene un simposio, su segrete cose, c’è anche Vincenzo Rosella, socialista pure lui.

Scusate la digressione, ma incontrare 10 socialisti in poche ore mica è facile, perchè se passavano altri due minuti avremmo fatto almeno dieci correnti e cominciato a litigare tra di noi. Pertini raccontava che se tre socialisti naufragano in una isola deserta, la prima cosa che fanno e mettono una lenzuolo bianco per segnalare che ci sono, subito dopo cominciano a discutere di socialismo, e dividono in 9 il lenzuolo per diverso sentire su come deve sventolare la bandiera.

Sta roba, si chiama libertà. Grazie a tutti e mi mancano le litigate.

PS: ringrazio Franco Abbenda dell’invito all’iniziativa “laica” del 25 aprile a Sezze, saluto per tutti Luigi Giorgi che ha presentato l’evento e Giancarlo Loffarelli che ha letto il brano sulla resistenza