Elezioni europee, la polpetta avvelenata per la Lega di Durigon

Sono diventati un centro di potere, sono diventati grandi e sparare agli elefanti è esercizio facile. Prima il topolino si muoveva rapido e scaltro e neanche se ne accorgevano. Passare da Claudio Durigon a “mister quota cento” non è solo far carriera, è entrare nelle trame di palazzo e nell’essere tramato. Sono ancora forti i pontini, ma la polpetta avvelenata è pronta. Loro hanno arginato l’attacco di far venire da Bergamo Daniele Belotti come “nunzio apostolico”, ma ora debbono fare lo stravedere su Matteo Adinolfi. Se il Matteo locale non fa il pieno di voti, se viene superato da Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia e da Salvatore De Meo di Forza Italia, se a Latina il risultato non è da Disneyland ma da luna park di periferia “salta” il progetto intero.  Belotti non sarà il nunzio ma il vicere e sopra di lui solo il Matteo, inteso stavolta come Salvini. A Roma la vicenda dei rom, anche del solo chiacchiericcio, non è cosa gradevole tanto che quando Nicola Zingaretti l’ha fatta salire a vicenda nazionale i lombardi non l’hanno presa bene e prova ne è il modo irrazionale, raffazzonato delle spiegazione leghisticopontine, parevano scolaretti che davanti alle accuse dei compagni di aver copiato sostenevano di non poterlo fare perché erano stati a visita dall’oculista il giorno prima. Attacco politico, attacco sui media, insomma in un anno si passe dal vento in poppa ad una tempesta con venti ostinati e contrari. Come se ne esce? Certo l’armamentario di vecchi ex Alleanza nazionale non aiuta, anzi è prova poco confutabile di “continuità culturale” con la più modesta, inutile e retorica destra italiana, un mostro senza testa ma con corpo grasso.

Alle europee c’è Matteo Adinolfi è consigliere comunale a Latina, ma la provincia è lunga: chi lo conosce ad Aprilia? A Minturno, taccio per Piedimonte San Germano, per Veroli. Tra Latina e Frosinone debbono fare il pieno ma l’elettorato leghista, oggi, è d’opinione non di apparato (che non c’è) quindi le preferenze sono una incognita. Insomma il 27 maggio potrebbe finire un sogno, l’attacco è palese, la difesa incerta e il campo di battaglia infido.