Il bimbo che sbaglia l’addizione

Simon Weil

“Se un bambino si sbaglia ad eseguire una addizione, l’errore porta l’impronta della sua persona. Se procede in maniera perfettamente corretta, la sua persona è completamene assente dall’intera operazione. La perfezione è impersonale. La persona in noi corrisponde alla parte che in noi è errore e peccato” E’ un pensiero di Simone Weil in “La persona e il sacro”, un pensiero dentro la ricerca difficile del comprendere l’umano e i suoi, per dirla con Weil, il suo “perché mi fai male”. Fare male e sacro, come per destino sento una storia di un Re danubiano che amava la sua donna che muore, per farla vivere le inietta sangue caldo al cuore, lei diventa “stregoi” (non morto), poi lo morde sul collo e lo fa eguale. Quella perdita istantanea diventa presenza per sempre. E’ vero? Non lo è? Non so so che queste storie imperfette per l perfezione sono le storie che non “spiegano” la vita, che non scrivono la storia, ma sono la vita e fanno la storia. Sono razionale, ma… anche Simone Weil lo è, eppure tutti ci interroghiamo su vie che sono forse la “ragione” della vita. Si nasce, si muore ed è tutto qui? C’è uno che è risorto e su di lui e su questa cosa che “non capita” che “non dovrebbe capitare” ci abbiamo fatto la storia, tanta storia con sangue vero. Era figlio di Dio? Non so se Dio esiste ma so che questa storia, quella del figlio di Dio, ha cambiato la ragione e il torto, il bene e male tanto che è vera anche se non è mai stata vera, l’ha inverata la guida alla vita che ha dato a tanti uomini. Il sacro? Forse c’è un altro modo di fare l’addizione, sarà errato il risultato ma il suo percorso aprirà strade e porte che nessuno conosceva. L’alchimia è errore ma senza non ci sarebbe chimica e forse saremmo qui a interrogarci sulla inevitabilità delle cose così come erano. Il sacro? Viene fuori sacrificio, ma perché non l’idea di un amore eterno come la storia del Re e della sua donna. Resto razionale, ma il genio del bimbo che sbaglia mi abbaglia, mi affascina, gli ortodossi ripetono, gli erranti forse inconsapevolmente aprono strade nuove. Siamo errori sacri.