Il cognac Napoleon e la beffa di nonna

Nonna Gilda, una venetona che pareva un armadio, era usa alzarsi presto (le 4 del mattino) e il freddo lo combatteva come poteva e quel che poteva era il cognac. Infatti le guance erano rosse e i vestiti fini. Donna dura che a poco più di 20 anni si trovò da sola ad allevare 5 figlie femmine. Donna pratica, poco avvezza al sorriso, alle smancerie. Tutta d’un pezzo, ed il pezzo era il suo. Vennero i generi che, naturalmente la sapevano lunga a loro dire, e cercarono di portare stile a casa di nonna. Lei beveva un cognac da bevitori, il Napoleon, qualità inversamente proporzionata alle calorie che produceva. Zio Benito che si professava esperto rifiutò il generico Napoleon, leu beveva solo Stock. Lo Stock, come voi sapete non essendo francese, ma di Trieste, era un brandy non un cognac, ma questa è definizione sottile. Il nostro sfotteva nonna per la sua ignoranza in materia di liquori, ma la venetona non incassava mai: si vendicava. Escogitò un sistema per bypassare il tappo antiriempimento che l’ufficio delle tasse metteva sulle bottiglie di liquore per via delle accise. Un sistema complicato, c’era una pallina che faceva uscire il liquore ma bloccava il nuovo riempimento. Con una siringa e tanta pazienza riempì la bottiglia vuota di Stock con Napoleon purissimo. Ci lavorò giorni, la bottiglia di Stock era ambrata e non si notava da dentro neanche la differenza di colore. Una mattina all’arrivo di zio Benito, nonna fu particolarmente generosa e gli riempi il “biccerin”, ma mica una volta sola. Benito si lecco i baffi e da esperto quale era sentenziò: “Questo se bon, non el Napoleon che ve bevì vu”.

A quel punto nonna lo guardò e emise la sentenza vera: “vu, non capì un c….”. Di Napoleon ne ha bevuto tanto nonna, la faceva allegra, la teneva caldo. Ogni tanto mi offrono distillati e cui parlano sopra sul tornato e sulle botti di rovere e a me viene da pensare a Benito e Gilda, ed io sono così orgoglioso di essere nipote a Gilda.

Prosit.