Incanto, in canti immorali

L’incanto? Potrei giocare con l’idea che esiste un “canto” in cui puoi entrarci dentro. Canto di voci che fanno alto il sentire per l’udito o canto che è un incrocio di poesie, una danza in cui i danzatori sono i versi. Le dame che venivano dal nord Europa trovavano incantevole la decadenza mediterranea, struggenti amori dai valori greci contro il rigore severo della borghesia riformata e di grazia piena nel successo degli affari. Qui l’incanto era la natura che si riprendeva l’offesa della civiltà e quella gente così raffinata da tornare animale, più piena di Dionisio che di carità di Cristo.

Gente senza riforme perché aveva anche saltato le regole. L’incanto era una colonna sdraiata quando dritta aveva ospitato stiliti, uomini in cerca di Dio e di sé, sulla colonna dritta. Dame che sentivano la grandezza di quel decadere per l’arditezza del suo crescere. Un incanto che nelle fiabe del nord era sempre un qualche “incantesimo” che sta all’incanto come l’aceto al vino. L’incanto è canzone mai cantata, poesia in rima. Se riesci a trasferire questa idea, senti l’ideale di incantarsi nello stordimento che desta questo. D’incanto davanti c’era solo l’idea che potesse esistere vero quel che vedevo nitido come giornata di maggio.

Perché ti interroghi sull’incanto? Perché ci sono generosità di bellezza che non hanno disincanto, che restano segnate come pelle ai muscoli. Si ferma un pastore a guardare, con quegli occhi allenati all’ammirazione per il tempo che regalano le pecore, e… segue il sentiero, segue la carezza che fa sul crinale il percorso verso il caldo dal freddo e dal freddo verso il caldo a modello di macchine che vogliono condizionare il mondo. Ecco lì trovò l’incanto nella sensibilità di una donna che trovava incantevole questo silenzio, mai pieno, questo chiasso silenzioso. Indossò il silenzio e lui da lì seguì il passo, dopo passo.

Vestale greca, non borghese di città, pare si siano incontrati, pare ci sia stato un bacio e di più, ma lei non chiuse gli occhi e trovò quelli del greco lì. Occhi di chi per una donna mosse guerra, per una donna raccontò di guerra, e da lì, dall’incanto è nata la storia, che non è il suo corso nell’attimo che si compie ma il suo racconto per sempre. Esiste Troia? Forse non è esistita, ma dalla meraviglia è diventata incanto per sempre nella guerra aspra di cercare le ragioni della bellezza e i torti della virtù.