La Lega di Durigon ed il rinculo su Adinolfi

Claudio Durigon

Dovevano fare la rivoluzione, fanno una ricostruzione. La Lega a Latina è passata dalla possibilità di cambiare classe dirigente ad ospizio di classi dirigenti. Claudio Durigon aveva in mano tutte le carte, il mazzo nuovo, è andato a giocare con il mazzo vecchio. Matteo Adinolfi è il candidato alle europee del partito per l’area del sud Lazio, diciamo che accanto a Nicola Procaccini e Salvatore De Meo è come partecipare alla gran premio di formula uno del centrodestra con il Garelli usato. E’ la plastica evidenza di una difficoltà, non discutiamo certo le caratteristiche umane di Adinolfi che ha la nostra umana simpatia, ma in politica con la simpatia ci fai poco. Lo stesso Durigon non lo ha scelto a Latina se lo è ritrovato, poi ha cercato di cambiarlo, in seguito lo ha tenuto ora lo vuol far portabandiera di una olimpiade in cui si presenza senza atleti. Tramontata l’ipotesi della candidatura di Francesco Capone, segretario nazionale dell’Ugl, schiacciata dalle corse di De Meo e Procaccini, si è ripiegato sulla battaglia di testimonianza. Ma questa scelta è il termometro del limite della politica da villa arzilla che hanno messo in campo: se sei il rifugio di tutte le sfighe della destra già vecchia lustri fa, hai come risultato una sfiga prossima. Perché  le vittorie, se non leggi Machiavelli, se non le capisci sono “prenotazioni” di prossime sconfitte. E San Matteo (inteso come Salvini) per ora “nasconde”, ma sotto l’erba alta non sta germogliando che gramigna. Durigon doveva saper cambiare gioco, era Robespierre del centrodestra ma si è messo a fare il vandeano.

La politica non perdona e anche gli astronauti che hanno passeggiato sulla Luna quando rientrano sulla Terra sono banali bipedi e il loro passo si confonde tra milioni.