Profondo

Che mare di verde, che verde mare, che colori. Una folata di vento e tutto onda, e tutto corre per suo tempo. L’uomo si ferma, si cela dietro questo mondo senza nascondigli. Si cela, come un ramarro, come il gatto prima dell’assalto, come un uomo che non ha paura ma cerca la sua natura.
Che mare di verde che fa onda, si sarebbe tuffato, si tuffa. Un bagno lungo una vita. Poi si ferma, un lapis tra le dita ed il foglio di un quadro. Segna di grafite il foglio bianco e comincia un canto. Un canto in un disegno.
Lei ha i capelli al vento, piedi nudi sulla sabbia fina di un mare che ogni attimo sgretola la roccia, gioca con i sassi e il suo goal è questa sabbia fine. Disegna il mare nella terra più ferma, se non fosse per l’erba.
La disegna perfetta, ma no, non non è così che va. La canta unica e…
Un solo porto,
un faro soltanto,
una spiga, una sola tra miliardi
una piaga che si fa cicatrice sola senza altre
canto l’unico che è il mondo
canto l’unico che è profondo
canto l’eccezionale disegno che dipingo nel canto
canto la fortuna che mi donò questo silenzio
e canto te che sei il rumore silenziosissimo dell’erba di aprile
e canto di un usignolo che ora, di questo aprile, canterà il ciliegio in fiore
Ogni anno, allo stesso tempo il mio mandorlo mi dice son tornato e si fa bianco che par neve lieve
L’uomo uso petali di mandorlo, di ciliegio, vento ed erba nel vento, polline di rose e api operose.
Che mare di verde, e nel silenzio parve che lei fosse lì, la bellezza vestita di silenzio.